Le stanze da 21 a 25

Il nostro viaggio alla scoperta delle stanze più influenti è giunto all’ultima puntata. Scopriamo le ultime 5 stanze che hanno influenzato il modo in cui guardiamo al design e all’arredo.

L’ufficio di Andrée Putman per il ministro francese della cultura al Palais Royal di Parigi (1984)

L'ufficio di Andrée Putman

Jack Lang, che negli anni ’80 divenne Ministro della Cultura francese sotto la guida di François Mitterrand, portò con sé non solo un taglio di capelli alla moda e camicie dai toni personalizzati che indossava sotto un abito sartoriale, ma anche una forte passione per l’interior design. Non sorprende che assunse Andrée Putman, allora alla ribalta del design parigino, per riconcepire l’arredamento degli uffici del ministero nel Palais-Royal. Ha abbinato le elaborate pareti dorate della boiserie e il lampadario classico di grandi dimensioni con arredi dalle tonalità pallide. A completare la stanza i mobili dalle forme geometriche di concezione postmoderna, tra cui sedie a botte e una scrivania a mezzaluna, così esteticamente significativa che è stata mantenuta da almeno cinque presidenti francesi successivi. La sua impavida mescolanza di stili e periodi, all’epoca inaudita, ha aperto la strada ai designer per introdurre arredi moderni, anche minimalisti, in strutture storiche, tessendo una nuova narrazione più stratificata.

Il soggiorno di Vincent Van Duysens nella sua abitazione di Antwerp (1993)

Il soggiorno di Vincent Van Duysens

Il minimalismo sensuale potrebbe sembrare un ossimoro, ma se esiste uno stile distintivo della nostra era, questo potrebbe essere il suo soprannome. Negli anni ’90, il designer belga Vincent Van Duysen, ora 57enne, ha aperto la strada a tali ambienti. Prendono dal Modernismo degli inizi del XX secolo un senso di proporzione elevata e una mancanza di colore e abbellimento, ma evitano la freddezza dell’acciaio e del vetro temperato. Gli interni di Van Duysen evocano silenzio e calma, grazie all’accostamento di tessuti grezzi dalle tonalità di farina d’avena e bianco puro, e mobili in legno naturale.

La lobby di Philippe Starck per l’hotel Delano di Ian Schrager a Miami Beach (1995)

La hall dell'hotel Delano Miami

Il Delano, in Collins Avenue a South Beach, non è stato il primo boutique hotel (quel titolo appartiene probabilmente a Morgans, anch’egli nato da un’idea di Ian Schrager, che ha debuttato a New York un decennio prima), ma rimane comunque archetipico e originale. Nato da una collaborazione tra Schrager, l’impresario di Studio 54 di Brooklyn, e Starck, il designer parigino di Harley Davidson, il rinnovamento degli interni dell’hotel del 1947, con la sua facciata in stucco rosa, doveva riflettere, secondo le parole di Starck , la “profonda eleganza di un popolo povero che ha una casa molto pulita”. Il suo approccio era in netto contrasto con gli hotel in stile Art Deco e ha contribuito a dare vita all’estetica contemporanea di Miami. L’hotel di 14 piani ha attualmente 194 camere scarsamente arredate, bianco su bianco. La hall è caratterizzata da un soffitto a cattedrale con scintillanti pavimenti scuri e tende bianche che corrono dal pavimento al soffitt,o semitrasparenti, che si gonfiano nella brezza. Nelle nicchie, lungo la strada, si trovano la sedia Salvador Dalí e l’iconico banchetto overcale da cui innumerevoli ospiti hanno iniziato a fare selfie.

L’ufficio ascensore di Rem Koolhaas a Villa Lemoine a Bordeaux (1998)

L'ufficio ascensore di Rem Koolhaas

Alla fine degli anni ’90, l’editore francese Jean-François Lemoine e sua moglie Hélène, stavano progettando una villa di famiglia iper-modernista che domina la città di Bordeaux, quando un incidente d’auto lo lasciò parzialmente paralizzato. Imperterriti, assunsero l’architetto olandese Rem Koolhaas, la cui ditta OMA costruì loro una casa ingegnosamente progettata per consentire a Lemoine una mobilità senza pari senza sacrificare il desiderio della coppia di andare oltre i volumi convenzionali. Invece di tenere le cose su un’unica elevazione con aperture abbastanza ampie per una sedia a rotelle, Koolhaas ha creato tre livelli parzialmente incastrati nella collina, centrati attorno a una piattaforma elevatrice allestita come ufficio per Lemoine. Alimentato da un ascensore idraulico, la piattaforma si muove liberamente tra i piani. L’ufficio si muove liberamente tra i tre piani, diventare a filo con la cucina alla base o scomparire nella zona giorno a livello centrale; di notte, si alza per diventare un angolo della distesa a sbalzo dell’ultimo piano che ospita le camere da letto, con finestre a forma di oblò. Lemoine è morto nel 2001. La loro figlia, Alice, e suo marito, Benjamin Paulin, figlio del leggendario designer di mobili Pierre Paulin, hanno recentemente trasformato la casa in uno spazio espositivo temporaneo che mostra i mobili di Pierre Paulin.

Il Teshima Art Museum di Ryue Nishizawa a Teshima, in Giappone (2010)

Il museo d'arte moderna di Teshima

L’isola giapponese di Teshima, a circa un’ora e mezza a sud di Okayama nel Mare Interno di Seto, è un luogo di casta bellezza, una popolazione di appena 1.000 abitanti e, dal 2010, un museo inedito di opere d’arte. A forma di goccia d’acqua appiattita che tende a tornare al mare, il Teshima, progettato dall’architetto vincitore del Pritzker Nishizawa (co-fondatore dell’azienda SANAA con sede a Tokyo), è realizzato in cemento, senza pilastri strutturali, solo pareti curve che si inclinano per incontrare la tettoia del soffitto, e due aperture ellittiche. Il museo va visitato a piedi nudi (le scarpe devono essere tolte all’ingresso). La prima opera che si incontra è “The Matrix” (2010), dell’artista Rei Naito, e fa sembrare la stanza così ultraterrena. L’acqua scende da un nastro penzolante dal bordo di una delle aperture; all’inizio, pensi che questo da solo stia creando le piccole piscine sul pavimento. Ma mentre guardi più da vicino, ti rendi conto che l’acqua scorre su tutta la superficie ruvida come una famiglia contorta di salamandre. Si scopre che il pavimento stesso è la fonte, con piccoli fori che consentono alle acque sotterranee di filtrare verso l’alto, animate da forze fisiche inspiegabili, creando una tela in continua evoluzione.

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